Leadership ed intelligenza emotiva

Un leader dovrebbe sviluppare la propria intelligenza emotiva, entrare in empatia con colleghi e dipendenti è fondamentale per migliorare il proprio modo di lavorare e aumentare le performance. Un atteggiamento aggressivo e distruttivo verso il team a lungo andare è deleterio e provoca disimpegno da parte dei componenti della squadra, che penseranno di non essere mai all’altezza dei loro compiti, rinunciando in partenza ad impegnarsi. Ecco perché allenare l’intelligenza emotiva è un utile strumento, non solo per vivere meglio nel proprio ambiente di lavoro, ma anche per produrre di più.

Essere in sintonia con le tue emozioni è essenziale, poiché è sinonimo di auto-consapevolezza. Non inviare quella mail nel momento esatto in cui sei così arrabbiato, aspetta di calmarti, perché dalle parole che scriverai potrebbe trasparire rabbia e disappunto e l’effetto che otterrai sarà solo di creare frustrazione nel destinatario.

Gestisci la situazione con calma e spirito di collaborazione, rispetto e gentilezza. Il risultato che otterrai sarà collaborazione e disponibilità a risolvere immediatamente il problema.

Dopo aver tenuto a bada l’istinto di scrivere o parlare immediatamente alla persona che ha causato la tua reazione, probabilmente non sarai ancora calmo, ma dovrai gestire le emozioni, di cui ora hai piena consapevolezza.

L’auto-gestione delle emozioni è fondamentale per sviluppare la tua intelligenza emotiva e il modo migliore per calmarsi e ritrovare la serenità giusta per agire è quello di decomprimere gli stimoli visivi, uditivi e di movimento che hai accumulato. Mentre stai auto-gestendo le tue emozioni, prendi in considerazione come potrebbe sentirsi il tuo destinatario dopo aver ricevuto la tua comunicazione.

Questa è quella che viene chiamata consapevolezza sociale. L’altro è una persona diversa da te e probabilmente interpreterà soggettivamente la tua comunicazione, sulla base del proprio background, delle proprie risorse e del proprio bagaglio emotivo. Il rischio di un fraintendimento è altissimo e comunicare in modo poco sereno rischia di amplificare questo rischio.

Tutti noi abbiamo una mappa diversa con cui leggere il mondo ed essere coscienti di questo significa avere acquisito consapevolezza sociale.

Qual è il risultato che desideri effettivamente raggiungere? Questo è il momento giusto per scrivere il messaggio che ti farà ottenere il risultato che desideri, facendo sentire il tuo destinatario capace, efficace, impegnato, in grado di raggiungere il risultato, motivato.

Questa è la fase della gestione delle relazioni e se sarai in grado di arrivare fin qui, i tuoi risultati si moltiplicheranno facilmente grazie all’intelligenza emotiva, qualcosa di intangibile, che si trova in ciascuno di noi e che costituisce il punto di svolta verso il successo personale e lavorativo, grazie allo sviluppo delle competenze personali e di quelle sociali.

Focus sulle abitudini di visione

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Secondo l’ultimo rapporto disponibile di Ofcom, i Paesi in cui si vede di più la tv tradizionale sono, come ci si poteva aspettare, gli Stati Uniti (282 minuti al giorno), seguiti dal Giappone (264 minuti) e dall’Italia (262 minuti). Ciò è dovuto dalle caratteristiche culturali del Paese: l’Italia è una nazione di stampo tradizionalista, con una percentuale maggiore di persone adulte e anziane.

La generazione Z (età 15-20) e quella dei Millennial (21-34 anni) sono infatti più disposti a pagare un provider online per i contenuti, rispetto alla Generazione X (35-49), ai Baby Boomers (50-64) e alla Silent Generation (over 65). Inoltre circa 4 giovani (15-34) su 10 tra gli intervistati che hanno un abbonamento via cavo o satellite vogliono disdire il loro servizio a favore di un’opzione solo online.

Un sondaggio condotto nel marzo/aprile 2016 da Alphawise, tramite 5 mila interviste online con persone nella fascia d’età 13-60 che utilizzano Internet frequentemente e guardano contenuti in tv oppure online, nel Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna, ha rilevato che per i più giovani (13-34) è prioritario guardare diversi episodi di fila, mentre il 70% degli interpellati fra i 45-60 anni preferisce visionare un episodio alla volta oppure è indifferente. A livello di Paesi, senza distinzioni generazionali, in Italia e Spagna il 45% degli intervistati dice di preferire il binge watching.