La vera leadership? Destare l’interesse nei collaboratori, informarli, coinvolgerli e ispirarli. Bella definizione di KPI dell’autore del libro “One to One” Robertson Hunter Stewart. Perché se il business deve essere misurato (KPI: key performance indicators), per lavorare occorre essere quotidianamente motivati ed è indispensabile mettere al centro dei processi le persone. #leadership#business#innovazione
Kids (04-10) L’offerta di animazione per kids più recente, presuppone uno spettatore competente e smaliziato, in grado di affrontare testi anche complessi. Attiva una pratica frequente di parental co‐viewing con i dispositivi a disposizione dei genitori (Generation X) e non esclude la persistenza di un’area di prodotto più tradizionale e conservativo che rimane comunque importante. La grafica dei prodotti è più semplice, ma più eccentrica e la condivisione di passioni con i genitori è marcata e presenta uno storytelling più complesso e articolato
Twins o Generazione Z (10-18)include i nati dagli inizi del 1999 fino al 2010. Sono nativi digitali e manifestano un interesse intenso per la fiction live action poichè la identificano come un luogo di proiezione aspirazionale di sé e della propria attitudine alla socialità. Centralità del plot e temi sentimentali in una varietà di declinazioni attirano il loro interesse, così come i temi e le ambientazioni familiari e scolastiche, con frequente declinazione musical . Sono più disposti a pagare un provider online per i contenuti, infatti 4 giovani su 10 hanno in media un abbonamento via cavo o satellite che vogliono disdire, a favore di un’opzione solo online. La fruizione è assolutamente on demand, poichè vogliono vedere i contenuti tutti i giorni e più volte al giorno. La caratteristica più rilevante, soprattutto per i più giovani, è il binge watching (guardare diversi episodi di fila) facendo, a volte, delle vere e proprie “maratone”. Il 20% dei ragazzi compresi fra i 16 e i 19 anni di età, passa ogni giorno più di tre ore su YouTube e la generazione compresa fra i 16 e i 19 anni passa quasi il 60% del suo tempo dedicato alla visione su piattaforme mobili (tablet e smarthpone). Lo smartphone è inoltre lo strumento preferito per guardare video dal 30% dei più giovani.
I Millennials o Generazione Y e l’ULTRA mondo di oggi (18-34) nati fra i primi anni ’80 e la metà degli anni ’90, quindi compresi fra i 18 e 35 anni, sono cresciuti connessi, vivendo sulla cresta dell’ onda della rete e dei social. Definiti choosy e narcisisti rappresentano il 24% della popolazione mondiale. Un rapporto COOP dice che In Italia sono 8,6 milioni, 50,5% maschi e 49,5% femmine e che il 42% vive al nord, i restanti si concentrano maggiormente al sud e nelle isole, meno in centro Italia. Uniscono quelle caratteristiche umane dei giovani di sempre, all’ ULTRA mondo del digitale e il mix che ne esce è ben da studiare, perché i Millennials avranno in mano il mondo che “succederà” a breve. Di seguito i tratti di questa generazione che più mi hanno colpito, presi da letture di cui riporto i link in questo post.
Ultra sentimenti. Love & hate Possono nutrire amore e odio per uno stesso brand e non ammettono bullshit, vogliono verità e trasparenza, desiderano che un brand li aiuti a sentirsi speciali. Vanity Fair ha pubblicato ieri una classifica sui 10 brand più amati (a questo punto forse anche odiati) dai Millennials. Li riporto di seguito per comodità: 1. Apple / 2. Target / 3. Nike / 4. SONY / 5. CocaCola Company / 6. Samsung / 7. Walmart / 8. Amazon / 9. Microsoft / 10. Victoria’s Secret.
Ultra dicotomia. L’ offline è il nuovo online Digitali, globali, il 93% si collega da mobile. Proprio perché viventi online amano incontrarsi offline (Near Me). L’ online è infatti più esaltante per gli Adopter che per i Millennials che lo vivono come ordinario. Ultra personalizzazione. Democratici amanti dell’ unicità chiedono che tutti possano accedere a servizi e informazioni, condividono molto, amano tutti i brand inclusivi ed aperti ma quando cercano qualcosa per loro vogliono che sia unico e super personalizzato.
Ultra informazioni. #nofilters A portata di finger tip hanno tutto: dai Pokemon nel loro giardino, alla violenza da Horror (che però è reale), alla goliardìa degli YouTuber, allo shopping e sono pronti ad andare a comandare con un drink in mano. Il Moloko Vellocet come idea non è passata di moda nella vita notturna (non per tutti si intende), il bullismo dell’ULTRA mondo di oggi fa apparire romanzata l’ultra violenza del film di Kubrick ma controbilanciamo: in questo mondo non facile i Millennials mostrano una ULTRA sensibilità alle tematiche etiche ed ambientali e l’apertura a nuove forme di consumo sostenibile, perché sanno che il mondo in cui vivono è il loro.
Questa è anche la mia generazione, compresa fra il 1969 ed il 1980, non nativi digitali, ma del digitale abbiamo visto tutto e abbiamo assistito alla sua nascita ed evoluzione.Dai modem a 56K, alla nascita dei social, dalla sviluppo della banda larga, alle App.
La Generazione X è conosciuta come una delle generazioni più intraprendenti e tecnologiche della storia americana ed europea e a loro si deve in gran parte dell’espansione del web.
Baby Boomers (50-64), sono i nati dopo la Seconda Guerra Mondiale, un periodo di grandi speranze che aveva portato appunto ad un boom delle nascite. Sono i ragazzi che hanno fatto la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, e sono andati al potere per la prima volta con Bill Clinton. Questo gruppo si è chiuso nel 1964 ed è stato seguito dalla “Generation X”, cioé i nati fra il 1965 e il 1980. I sociologi l’hanno definita “X” per la sua indeterminatezza, e in certi casi alienazione. La generazione più sfortunata, per molti versi, perché è arrivata troppo tardi per partecipare ai travolgenti anni Sessanta, e troppo presto per essere al centro della rivoluzione digitale. Questo posto lo hanno preso i “millennials”, nati fra il 1981 e il 1997, che ora stanno diventando il gruppo più numeroso degli Stati Uniti. Il mutamento dipende dal fatto che i “baby boomers” cominciano a morire, mentre i “millennials” continuano ad immigrare negli Usa, aumentando le loro file.
Il passaggio del testimone dai “boomers” ai “millennials”, però, è significativo e anche controverso. I nati fra il 1946 e il 1964, infatti, si vantano di aver cambiato la società, inventando l’impegno politico. I “millennials”, invece, vengono descritti spesso come freddi, distaccati, egoisti, immersi nella realtà digitale e disinteressati alla società che li circonda. Anche qui probabilmente si tratta di stereotipi, perché sono la generazione che ha creato “Occupy Wall Street”, ha premuto molto per la lotta contro il riscaldamento globale, e in parte ha guidato le proteste razziali esplose dopo gli scontri dell’estate scorsa a Ferguson. Qualunque sia il giudizio su di loro, e sulle categorie in cui i sociologi cercano di raggrupparci, non c’è dubbio che i “boomers” stanno entrando nella fase del declino e la società americana ha cominciato l’ennesima trasformazione che la rinnoverà.
Silent (Over 65), è ancora il target che, nella parte dei casi, sostiene tutti gli altri 🙂
Sempre più aziende infatti si stanno lanciando nel mercato immobiliare nella nuova dimensione virtuale. Si stima che questo mercato sfiorerà i 5388 miliardi di dollari entro il 2026! Sei pronto ad entrarci?
Un leader dovrebbe sviluppare la propria intelligenza emotiva, entrare in empatia con colleghi e dipendenti è fondamentale per migliorare il proprio modo di lavorare e aumentare le performance. Un atteggiamento aggressivo e distruttivo verso il team a lungo andare è deleterio e provoca disimpegno da parte dei componenti della squadra, che penseranno di non essere mai all’altezza dei loro compiti, rinunciando in partenza ad impegnarsi. Ecco perché allenare l’intelligenza emotiva è un utile strumento, non solo per vivere meglio nel proprio ambiente di lavoro, ma anche per produrre di più.
Essere in sintonia con le tue emozioni è essenziale, poiché è sinonimo di auto-consapevolezza. Non inviare quella mail nel momento esatto in cui sei così arrabbiato, aspetta di calmarti, perché dalle parole che scriverai potrebbe trasparire rabbia e disappunto e l’effetto che otterrai sarà solo di creare frustrazione nel destinatario.
Gestisci la situazione con calma e spirito di collaborazione, rispetto e gentilezza. Il risultato che otterrai sarà collaborazione e disponibilità a risolvere immediatamente il problema.
Dopo aver tenuto a bada l’istinto di scrivere o parlare immediatamente alla persona che ha causato la tua reazione, probabilmente non sarai ancora calmo, ma dovrai gestire le emozioni, di cui ora hai piena consapevolezza.
L’auto-gestione delle emozioni è fondamentale per sviluppare la tua intelligenza emotiva e il modo migliore per calmarsi e ritrovare la serenità giusta per agire è quello di decomprimere gli stimoli visivi, uditivi e di movimento che hai accumulato. Mentre stai auto-gestendo le tue emozioni, prendi in considerazione come potrebbe sentirsi il tuo destinatario dopo aver ricevuto la tua comunicazione.
Questa è quella che viene chiamata consapevolezza sociale. L’altro è una persona diversa da te e probabilmente interpreterà soggettivamente la tua comunicazione, sulla base del proprio background, delle proprie risorse e del proprio bagaglio emotivo. Il rischio di un fraintendimento è altissimo e comunicare in modo poco sereno rischia di amplificare questo rischio.
Tutti noi abbiamo una mappa diversa con cui leggere il mondo ed essere coscienti di questo significa avere acquisito consapevolezza sociale.
Qual è il risultato che desideri effettivamente raggiungere? Questo è il momento giusto per scrivere il messaggio che ti farà ottenere il risultato che desideri, facendo sentire il tuo destinatario capace, efficace, impegnato, in grado di raggiungere il risultato, motivato.
Questa è la fase della gestione delle relazioni e se sarai in grado di arrivare fin qui, i tuoi risultati si moltiplicheranno facilmente grazie all’intelligenza emotiva, qualcosa di intangibile, che si trova in ciascuno di noi e che costituisce il punto di svolta verso il successo personale e lavorativo, grazie allo sviluppo delle competenze personali e di quelle sociali.
Secondo l’ultimo rapporto disponibile di Ofcom, i Paesi in cui si vede di più la tv tradizionale sono, come ci si poteva aspettare, gli Stati Uniti (282 minuti al giorno), seguiti dal Giappone (264 minuti) e dall’Italia (262 minuti). Ciò è dovuto dalle caratteristiche culturali del Paese: l’Italia è una nazione di stampo tradizionalista, con una percentuale maggiore di persone adulte e anziane.
La generazione Z (età 15-20) e quella dei Millennial (21-34 anni) sono infatti più disposti a pagare un provider online per i contenuti, rispetto alla Generazione X (35-49), ai Baby Boomers (50-64) e alla Silent Generation (over 65). Inoltre circa 4 giovani (15-34) su 10 tra gli intervistati che hanno un abbonamento via cavo o satellite vogliono disdire il loro servizio a favore di un’opzione solo online.
Un sondaggio condotto nel marzo/aprile 2016 da Alphawise, tramite 5 mila interviste online con persone nella fascia d’età 13-60 che utilizzano Internet frequentemente e guardano contenuti in tv oppure online, nel Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna, ha rilevato che per i più giovani (13-34) è prioritario guardare diversi episodi di fila, mentre il 70% degli interpellati fra i 45-60 anni preferisce visionare un episodio alla volta oppure è indifferente. A livello di Paesi, senza distinzioni generazionali, in Italia e Spagna il 45% degli intervistati dice di preferire il binge watching.
“Il contenuto sarà sempre il re e gli spettatori continueranno a chiedere un maggiore controllo e personalizzazione dell’esperienza di visione.” (Megan Clark – Presidente di Nielsen Product Leadership)
Il video è senz’altro il tipo di contenuto più in crescita su internet, con opportunità grandissime in termini di advertising e di marketing. L’esplosione del multi-tasking o second screen, cioè l’uso di altri dispositivi mentre si guarda la TV, è in fortissima crescita ed il tablet è al primo posto come device più utilizzato in correlazione con ciò che sta trasmettendo la TV, per cercare ad esempio informazioni su prodotti o personaggi in onda, o commentare le trasmissioni con gli amici sui social network. Il forte aumento del multitasking è sia una minaccia che un’opportunità: da una parte i contenuti TV che puntano su una fruizione ‘passiva’ non hanno molte prospettive, dall’ altra l’emergere del tablet come ‘second screen’ è molto promettente in termini di sviluppo di nuove funzioni di coinvolgimento e fonti di fatturato da pubblicità, direct marketing ecc… Per broadcaster e fornitori di contenuti è fondamentale seguire i consumatori su tutti i dispositivi offrendo una user experience completa. Ultimamente sono stati fatti grandi progressi sull’offerta di video attraverso internet e l’esplosione del multi-tasking è certamente il trend più interessante, in particolare per il tablet, il cui uso in parallelo con la TV è l’unico a crescere e a mostrare una correlazione diretta con ciò che viene trasmesso appunto in TV.